Kiagliari. Una guida pop (3). Parte I.

Quando il giorno si fa buio

Tutto un intero anno con la sveglia puntata alle 7 del mattino  sempre puntuale, maledetti giapponesi — ti svegli che sei un zombie, ti rovesci un’intera caffettiera in gola e a mezzogiorno dimostri dieci anni di più. D’inverno poi fa così freddo che neanche il caffè vuole uscire dalla caffettiera, e dove abiti tu l’inverno dura un botto.

Ma ora che sei in vacanza ti svegli, sono le 11: e sei un signore. È chiaro che non vuoi passare le tue mattine di ferie in attività culturali o passeggiate sotto il caldo pungente, fai una vita da cani, diciamo le cose come stanno, e almeno in vacanza vuoi vivere la notte, fare la movida come si dice ultimamente.

Ma cosa fare, quando cala il buio, nella Cagliari del XXI secolo?

Discoteca

Sì sì, lo sai, magari sei troppo cresciuto per certe cose, ma chissenefrega, proviamola. Anche perché la gran parte della gioventù dell’isola è proprio qui che spende le sue serate in cerca perlomeno di una strusciata asciutta. L’occasione fa l’uomo ladro e noi non siamo qui a biasimarti: anche in sapore di sale si pomiciava da pazzi.

Le discoteche sono tante, sempre le stesse da quando hanno chiuso l’Eurogarden, cambiano semplicemente il nome. Dentro ci troverai sempre le stesse persone, ma tu sei qui solo per 15 giorni, perciò non le vedrai mai più. Non che ci sia tanto da conoscere, dato che la musica sarà talmente alta in tutto il locale (la gente deve chiapire che qui c’è musica pestata, ma zaccando molto) che le conversazioni saranno tutte sulla falsa riga di questa:

– Ciao! Come ti chiami?

– No, è un rum & cola, ma non è granché!

– Ottimi i granchi! Li ho mangiati proprio ieri!

– Chi? 

– Io sono Andrea

– Guarda non lo so, sono troppo ubriaca

– Ti va di uscire un attimo?

– Due coccodrilli?

– Io vengo da Verona

– No no, non sono portoricana!

Ma non t’importa degli altri, tu sei lì, al JKO o Cuore, allo Spazio Newton o Cocò, perché quel tuo ex compagno di classe, con il padre militare e che ora vive in Sardegna da decenni ti ha detto che qui c’è della bella pasturona.

È vero, ma frena i bollenti spiriti: ogni ragazza, a Cagliari, ha un vaffanculo scritto in fronte. Anche se dovessi riuscirci a parlare c’è poco da fare, il suo primo sguardo sarà quello del disprezzo. E anche quando ciò non accadrà, la ragazza sarà lì con degli amici che non appena ti vedranno si avvicineranno subito a proteggerla, loro che sono suoi amici o meglio, loro che vorrebbero farsela da anni e dio-mi-fulmini-se-permetto-a-questo-qua-di-farsela. Ti è appena stata svelata un’altra realtà, e francamente cominciamo a sentirci come la Madonna di Fatima: conoscere una ragazza a Cagliari, senza il tramite di qualcuno, è impresa ardua. Devi colpire allora quando è vulnerabile: quando potrà avere una scusa da usare con la gente benpensante che le darà della troia, tipo ero ubriaca.

Fauna tipica. Il gamberone. Noto in tutta Italia come il discotecari, il gamberone non si perde ma una serata. Prende sempre il tavolo, pagandolo magari con delle cambiali, ma in discoteca il gamberone deve avere il tavolo. Che è un po’ come andare in ristorante e chiedere un posto in piedi. Abbigliamento registrato: pashmina con un caldo infernale, camicia slacciata fino all’ombelico con i polsini girati, mocassino tattico. È sempre in grinta, perché parla un linguaggio tutto suo. Del tipo: ciao zio, siamo in piena stasera! Per il gamberone è tutto ino: camminino, caffettino, seratino. Lo senti parlare di soci, ma non ha una spa, è semplicemente linguisticamente diverso.

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