Era sempre il 2000, era sempre Cagliari.

Ho letto un bellissimo articolo in un bellissimo blog di un bellissimo sconosciuto che non so proprio chi sia. E mi è venuto di scrivere il continuo perché quello sconosciuto ha poi scoperto il nome del bar dei cremini con la porta rossa che era, o kedera, il Cotton.

Fra una vasca e l’altra, alle volte si andava al cinema. Erano gli anni prima delle multisala e i film (quelli pop, perlomeno) giravano fra Capitol, Nuovo Olimpia e Nuovo Odeon. Il Nuovo Olimpia aveva addirittura le poltrone sullo stesso livello, immaginate un po’ che tempi. Il che rendeva il Carrefour un semplice supermercato dove andavano le semplici famiglie, ma su questo torneremo in seguito. Ricordo che il primo film che vidi alle superiori fu American Pie, al Capitol se non sbaglio, e insomma i teen movie in genere e come genere andavano parecchio. Probabilmente sull’onda di quelle colonne sonore un po’ tutti, esclusi i cremini — ecco la domanda: cosa minchia ascoltavano i cremini? — ascoltavano quella musica punk rock festaiola che portava alla ribalta prima i Blink 182 e poi i Sum 41. Una persona nata fra l’84 e l’88 a cui non piacevano i video dei Blink 182 è una brutta persona, lasciatevelo dire. Grande successo, e menomale, fu Scary Movie per il quale succedeva che entrassi in un cinema e ti trovassi immerso nella gioia più pura. Gli anni di Titanic (il ’98) non erano mai stati così lontani.

Tornando sul tema di Bertola, probabilmente è proprio a certa musica che deve il suo successo, dato che il pantalone bracalone si sposava davvero bene con i gusti musicali. Furono anche gli anni in cui si affacciò in Italia Eminem, prima in sordina, poi colpì Cagliari come un tornado, al punto che tutti si dicevano «hai visto 8 mile?» e io rispondevo «no, non l’ho visto» e ancora oggi non l’ho fatto. Eminem fu l’apripista per l’hip hop in generale che dominò le serate in discoteca, quelle dell’arcinoto Max Melis, e soprattutto cambiò il modo di vestirsi. Di colpo diventava di moda vestirsi sportivi con delle robe di un orripilante come la linea Nike Cor72 (era così?), le magliette All-Star, le Air Max 97 o quelle altre Adidas che andavano in un sacco di colori. Per di più queste scarpe costavano un occhio della testa, e fu così che eBay divenne da oggetto misterioso a luogo di culto. Comunque la scarpa doveva essere da tennis, così come il jeans doveva essere largo e si indossava, non scherzo, la visierina. E chi si ricorda la linguetta della scarpa sopra il jeans? Io mi chiedo: a chi è venuta in mente per la prima volta? Qualcuno sarà stato, qualcuno un giorno avrà detto il pantalone io ce lo zacco così. E da allora tutti portarono il pantalone così. Quella persona è un’innovatrice, non è da tutti avere certi lampi di genialità pop.
Per di più fu una vera e propria omologazione: tutti si vestivano così, tutti. I ragazzi e le ragazze, i gaggi e perfino i cremini. Di colpo i cremini uscirono dalla loro nicchia. Per fortuna la canadese restava ancora un punto fermo dell’emarginazione sociale. Tutti i giolloni avevano, impareggiabilmente, la canadese. Non si vedeva una ragazza che fosse una coi tacchi in discoteca. Tutte con le loro air max. Poi comparì qualche giacca per gli uomini, sempre sui jeans larghi e la maglietta, talvolta dentro il pantalone e poi qualche caso isolato di ragazza con la gonna. Da lì in poi fu un’evoluzione che portò all’esatto opposto: in discoteca dovevano essere tutti nuovamente cremini, fighetti, gamberoni: la camicia col polsino girato e aperta fino al collo e… insomma, queste sono cose che conoscete.

In effetti la discoteca nel primo lustro del 2000 andava parecchio fra chi era ancora nei teen. Soprattutto quando c’erano i free drink al Cube (che tutti chiamavano ancora Open) o alla Rotondina o, quando avevi la macchina, allo Zelig. Persone ubriache fradicie diventano amiche per la pelle. Ricordo che la migliore amicizia che ho avuto nella mia vita è stata con un completo sconosciuto allo Zelig. Passammo l’intera serata a importunare gli altri e m’invitò a pescare il giorno dopo con lui e, Dio lo benedica, so che la mattina dopo ci rimase male quando non mi trovò in spiaggia a pescare con lui. Alla discoteca è attribuile la riscoperta della dance anni ’90: ragazzi, oggi c’è revival. Poi se pensi che era roba di sette anni prima, sai che revival. E soprattutto fu internet, ancora una volta, internet pre-youtube, che permetteva di accedere a quelle canzoni che erano relegate in cassettine stile Estatissima ’96. I Blink si diffusero con Napster, la dance ’90 con Emule.

Questa rivoluzione avvenne più o meno in contemporanea all’apertura del multisala Warner Village alle Vele che ebbe un impatto, forse esagero ma mi piace scriverlo, non inferiore a quello della rivoluzione francese. Prima conseguenza: si cominciava a uscire alle Vele, le Vele non erano più solo riservate ai gabilli di Quartu. Seconda: addio poltrone sullo stesso livello, posti non numerati, maree di film perduti e benvenuto futuro. Terzo: addio cinema tradizionali che chiusero rapidamente i battenti. Bisognava studiare, ma l’occasione ormai è persa, i cagliaritani all’impatto con la prima multisala. Sono certo che assomigliassero a quegli scimpanzè studiati da quella biologa che ha vissuto con loro per anni. Sbigottimento generale: hai visto quanto è grande lo schermo? E danno anche dieci film diversi! Le poltrone sono enormi! Ho preso dei popcorn giganteschi. Le dimensioni, miei cari lettori, contano.

E il resto è un’altra storia.

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