La gita a Predappio.

Arrivo a Predappio che è tardo pomeriggio, come si dice in Nord Italia perché io «tardo pomeriggio» l’ho letto al massimo nel Libro Cuore che comunque non ho letto. È un posto immerso nella campagna, con colline e alberi, di quelli che ti fa capire perché la gente in Galles nei mesi invernali si suicida e qua forse si suicida anche in estate. È un paesaggio bello per qualche minuto, per una cartolina oppure per metterlo sullo sfondo del desktop ma mi sa che anche lì alla lunga poi finisce che ti suicidi.

Siamo sull’autobus e parliamo di Predappio e c’è una tipa seduta lì vicino che dev’essere del posto e ridacchia per il nostro interesse e allora le vorrei dire scusa-cara-cosa-cazzo-ridi-che-sei-di-Predappio? Poi scendiamo e il paese ha due fermate, una al centro e una al cimitero, dove gli abitanti vanno entusiasti per ovvie ragioni che ho giò spiegato. Certo, un paese che è costruito su una strada retta come fa ad avere un centro? Alla fine della strada, verso il cimitero c’è una sfilza di alberi che sembrano fatti perfettamente perché chi torna dalla discoteca ci si schianti sopra poco prima dell’alba.

Mentre cammino vedo un gruppo di ragazzini, sono lì felici e innocui che ridono e scherzano. Penso però che negli ultimi anni del 1800 lì ci doveva essere un Benito Mussolini che rideva e scherzava e nessuno pensava tutto quello che avrebbe combinato qualche anno dopo. E allora mi viene una voglia intensa di razzolarli per bene, con un paio di quelle manate alla Don Camillo, così che non gli salti in testa di fare qualche cazzata da grandi. Se qualcuno l’avesse fatto a Mussolini, d’altronde, non avremmo avuto ciò che abbiamo avuto. E così mi chiedo dov’è un bullo quando serve. Dov’erano i bulli nel 1890 o giù di lì?

Perché fra tutte le porcherie che ha fatto il fascismo c’è quella di aver voluto militarizzare il paese, vale a dire l’Italia. La cosa bella è che ovviamente quando poi si è dovuto scendere in guerra le abbiam prese da chiunque anche, ebbene sì, dai greci. Poi finito il fascismo siam tornati quello che siamo, cioè un paese nel quale si tentano i colpi di stato usando la guardia forestale, perché quando si nasce dopolavoristi guerrieri non si diventa.

C’è la casa Mussolini che è immersa in uno di quegli angoli che non puoi che immaginare con la nebbia e ti viene tanta di quella nostalgia di casa che vuoi correre a Bologna a comprare un biglietto Meridiana. Ci sono i gelati fascisti, il cioccolato nero Benito e il sontuoso Nutella-là-là che sono simpatici ma li stanno mangiando i possibili-mussolini e allora li guardi un po’ storto. Però il paese non è famoso solo per lui, ha dato anche i natali ad Adone Zoli, un personaggio così di secondo piano che tutti salvo gli storici ti rispondo chi? e fanno davvero bene.

La tappa al cimitero è d’obbligo, c’è un registro per i visitatori che è nero e pieno e sono tutti entusiasti e tu vorresti chiamarli uno per uno e dirgli ma lo sai che abbiamo perso contro la Grecia? Gli unici ad aver perso contro la Grecia sono stati i portoghesi ma è successo in una partita di pallone che, sai com’è, almeno te la puoi prendere con l’arbitro.

Alle sette e mezzo tutte le serrande sono abbassate, si sa mai che gli ultimi scampoli di luce facciano divertire troppo. Sono contento di salire sull’autobus e tornare indietro, anche se vuol dire andare a Forlì che almeno ha le osterie e ben due locali aperti dopo le ventidue.

2 pensieri su “La gita a Predappio.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...