Breve storia sociale del bar cagliaritano.

«Andate giù al bar a comprare i gelati?»
Questa è la prima cosa – in linea temporale – che riesco a collegare a un bar. Il bar, quel bar, era un posto non troppo raccomandabile, a metà fra il circoletto frequentato da perditempo di varia natura e una bottega in cui comprare di tutto nella categoria delle cose futili: dalle caramelle, alla schedina (quella del 13). Quando ci entravi e avevi 6 o forse 8 anni, quelle persone avevano tutte un’aria pessima, ci andavi allora in gruppo, per farti coraggio a vicenda ma anche per poter prendere i gelati per tutti. Era un bar sotto dei portici in un quartiere popolare di Cagliari e bar così non ce ne sono quasi più, oppure conservano solo alcune delle caratteristiche che li rendevano tali. Il legno sui muri, il biliardo, le macchinette, il barista che aveva l’aria da macellaio, un odore di Ichnusa e sigarette e la raccomandazione della mamma di stare attento quando ci passavi davanti perché c’è gente brutta. Posti così e «gente brutta» sopravvivono forse – e questo forse sta tanto vicino a un no – in via Roma o da poche altri parti. In viale Monastir ad esempio, poco dopo la CGIL c’è un bar con tutte queste caratteristiche, salvo i tossici, oppure il Cin Cin Bar di via Campania.
Questa era negli anni ’90 la tipologia di bar numero uno. La numero due era diversa, condivideva con l’altra ben poco, alle volte il barista che sembrava macellaio, ma sempre l’aspetto buio, quella conformazione a loculo: stretto stretto ma lungo, con un bancone tendente all’infinito e al massimo uno o due tavolini. Era il classico bar del centro, per gente perbene, dove si rifiutavano di servire quei visivi che il mai troppo compianto Lombroso avrebbe catalogato con cautela.
È chiaro comunque che nell’uno e nell’altro caso il bar fosse un posto per adulti, quasi interdetto ai minori se non per comprare i gelati, giocare la schedina e poi tornare a casa magari correndo. Al bar gli adulti entravano nel caso numero uno per ubriacarsi e passare le ore libere al bancone, lontano da una moglie incazzata e dei figli terribili, destinati comunque ad affiancare il padre al compimento del dodicesimo anno di età. Caffè per pochi, birra per tutti. Nel secondo caso entravano invece per fare colazione, per un caffè a mezza mattina, una cosa veloce comunque, consumazione rapida con l’immancabile «mezza gasata», due chiacchiere col barista e via fuori alla luce del sole.
Il cambio avvenne con il nuovo millennio e la popolarità del Cotton, in via Alghero, con la sua porta rossa e i cremini che lo affollavano, solo loro perché tutti gli altri andavano da altre parti, soprattutto a camminare, prima dell’avvento dei centri commerciali e dei multi-sala. Nel 2002 fu poi il turno del Caffè Europa, che si riempì di tavolini occupando la piazzetta limitrofa e i cremini si trasferirono lì, nel pomeriggio, principalmente il sabato, passando ore e ore consumando ben poco ma «vedendo gente» e svuotando così le strade del centro un tempo affollate. Il bar mutò allora la sua conformazione, perdendo per la maggior parte quei tratti che lo avevano caratterizzato negli anni ’90 per trasformarsi in un centro di aggregazione, dove sedersi per diverse ore, una versione moderna e ben curata del muretto nel quale si faceva cricca in estate. Da allora fu un’espansione: non ricordo la cronologia ma nel giro di un anno fiorirono il Caffè degli Spiriti, il De Candia, l’Antico Caffè, il Caffè delle Arti e così via, tutti più o meno identici nella clientela e nella struttura.
Al semplice caffè subentrarono gli aperitivi, seppure abbozzati, con giusto qualche nocciolina e un pezzo di focaccia. In Sardegna le cose arrivano in ritardo, e prima che il bar si evolva definitivamente nell’aperitivo alla padana ci vorrà ancora un po’ di tempo.

Un pensiero su “Breve storia sociale del bar cagliaritano.

  1. Dici che L’Ape Padano non è ancora arrivato? Se sono arrivati i Sushi e i Wine bar l’Ape è già lì… 😉 Fai un giro all’orario canonico al baretto molto poser sotto i primi portici di Via Roma, quasi all’angolo, prima della Regione e dopo la storica edicola.. Ho persino visto cose somiglianti a Spritz!

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